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TONNARELLI CACIO E PEPE CON FIORI DI ZUCCA

tonnarello

Se vieni a Roma visita la parte sud. Guarda i lotti della Garbatella, vaga di domenica tra le bancarelle di Porta Portese, prendi un gelato al laghetto dell’Eur, mangia la sera a Testaccio. Se incontri un romano del posto, uno di qualche generazione fa, chiedi di Shangai. Non ti manderà in Cina ma a Tor Marancia.

Io vengo da li. O meglio, la famiglia di mio padre era di li. Fino agli anni quaranta Tor Marancia era una specie di ghetto che raccoglieva i romani provenienti dal centro sventrato dai bombardamenti e gli immigrati del sud. Famiglie proletarie  vivevano nelle “case rapide” e nelle casette dell’Istituto Case Popolari, condividendo i piccoli orti delle parti comuni. Non di rado la povertà alimentava episodi di microcriminalità e ogni tanto il quartiere, situato in una conca, si allagava: da qui il soprannome Shangai.

Negli anni cinquanta, quando nasceva mio padre, penultimo di sei fratelli, le vecchie casette con i pavimenti in terra erano già state abbattute per edificare le più confortevoli case popolari. Gli shangaini (cosi venivano chiamati) di quegli anni hanno forse vissuto la Roma più bella. Quella pura e speranzosa della ricostruzione e del boom economico. Quella Roma incontaminata degli ex ragazzi di vita, quando c’era poco per tutti, quando c’era il PCI, quando gli operai votavano PCI, quando la strada era una palestra e il lavoro a portata di tutti. Quella Roma cristallizzata nei capolavori di Fellini, Pasolini e Risi.

Ecco, non so perché, ma i tonnarelli cacio e pepe mi hanno fatto tornare in mente certi racconti e certe atmosfere che ho respirato quando ero piccolo e che ora sono evaporate. Roma non è più un paese grande. Mia nonna che calava dal balcone il cestino della spesa non c’è più.  Oggi Tor Marancia è un bel quartiere alle porte della Via Ardeatina, abitato dai nipoti della generazione che fu, che ha conservato solo a tratti il riflesso antico della borgata popolare.

In realtà non ricordo nemmeno se mia nonna mi ha mai cucinato i tonnarelli cacio e pepe. Ma ricordo che la cucina era semplice. Piatto abbondante, pochi ingredienti e materie prime cucinate con l’esperienza. Ilsaper fare.

Io sono della generazione dei palazzi e dei primi fast food. La pasta cacio e pepe è la testimonianza per me di una grande bellezza che ho solo sfiorato e che non c’è più. E poi è il simbolo di concetti a me cari:povertà, difficoltà d’esecuzione, anima, convivialità.

La ricetta

Ingredienti: 400gr di tonnarelli (o spaghetti alla chitarra) freschi, 150gr di pecorino romano, pepe nero, 12 fiori di zucca, 1 spicchio d’aglio, olio evo

Preparazione: mettete a bollire abbondante acqua salata in una pentola profonda.

Nel frattempo pulite i fiori di zucca, tenendone 4 interi per guarnire e tagliandone 8 in pezzi piccoli (o strisce sottili).

Fate saltare per un minuto sul fuoco i fiori con un filo d’olio evo e lo spicchio d’aglio.

Grattuggiate il pecorino romano e disponetene la metà sul fondo di una ciotola capiente.

Quando la pentola sul fuoco bolle mettete i tonnarelli freschi.

Quando mancano trenta secondi a fine cottura, con un forchettone, senza scolarli del tutto, mettete i tonnarelli nella ciotola con il pecorino.

La cottura dei tonnarelli deve concludersi nella ciotola.

Iniziate a mescolare energicamente, aggiungendo la restante parte di pecorino grattuggiato, due mestoli di acqua di cottura, i fiori di zucca a pezzetti e il pepe nero tritato.

Mantecate fino a quando l’amido della pasta, unito al pecorino, renderà cremosi i tonnarelli. Non c’è bisogno d’olio aggiuntivo.

Servite prima possibile guarnendo ogni piatto con il fiore di zucca intero.

 

Tratto da www.lacucinadibettina.it

Gen 23 2015

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